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Audiolibri: ne avevamo bisogno?


Mi leggi una storia?
È una frase che tutti noi abbiamo ripetuto spesso da bambini, prima di imparare a leggere i libri per conto nostro.
Adesso sembra che questa frase stia tornando di moda, grazie a tutti quei lettori che si sono approcciati al mondo degli audiolibri (se preferite audiobook).

Non sono qui a negare l’importanza degli audiolibri per quelle persone che sono cieche, ipovedenti o che hanno problemi motori tali da non potersi permettere il lusso di maneggiare un libro o un ereader.
Gli audiolibri in questo caso sono molto utili, così come i libri in braille o come quelle persone generose che decidono di donare un po’ del loro tempo per leggere un libro a chi non è in grado di farlo.
Io desidero parlare di coloro che possono leggere ma preferiscono ascoltare un libro.

Autore, evolviti!


Il mondo dell’editoria sta cambiando, è un dato di fatto che non tutti vogliono accettare ma sta accadendo.
A opporre resistenza sono soprattutto le case editrici a pagamento ma anche certi autori non scherzano.
Mi è capitato spesso di leggere post di diversi bookblogger che, giustamente, si lamentano in quanto accusati da alcuni autori di non avergli fatto buona pubblicità perché le vendite dei loro libri non sono aumentate.
A me per fortuna non è successo e spero non accada, altrimenti potreste conoscere il mio lato incazzoso.

Parliamo quindi del ruolo dell’autore nell’editoria di oggi.
Ma chi ha mai detto che l’autore deve starsene con le mani in mano aspettando che per incanto il suo libro faccia successo e inizi a vendere?

La truffa Elena Ferrante

Questione di pseudonimo?
Forse sì, forse no.
Di scrittori che usano uno o anche più pseudonimi ce ne sono tanti, più o meno famosi, e poi c’è il caso per eccellenza.
Il suo nome è sulla bocca di tutti: Elena Ferrante.



Se pensate che sia ancora una singola autrice vi sbagliate di grosso.
Elena Ferrante è una delle più grandi truffe realizzate dall’editoria a pagamento italiana.
Come potete leggere nello screenshot che ho inserito qui sopra, la Ferrante viene definita una scrittrice napoletana e una tra le personalità più influenti del mondo.
Boom, bugia!

I "casi letterari"


Breve storia dell’editoria italiana negli ultimi 5 anni:

1-l’editoria digitale è in crescita, alla faccia degli snob intellettuali che muovono futili crociate ideologiche

2-le case self e noeap tengono testa a quelle a pagamento

3-sono aumentati, spinti dalle case editrici a pagamento, i “casi letterari”.

Ed è di questo che voglio parlare.

Basta con la pirateria!

L’Italia è la patria dei pirati.
Non quelli alla Jack Sparrow, ma quelli che si divertono a mettere di tutto on line solo per il gusto di danneggiare case editrici, case cinematografiche, autori, attori...
Insomma, per danneggiare chi produce opere letterarie, cinematografiche, musicali e artistiche.

In questo caso io parlo di libri.
Esiste un sito dove tutti ma proprio tutti i libri possibili e immaginabili rischiano di venire piratati e caricati in nome della “libera condivisione” alla faccia dei diritti d’autore e del copyright che non sono una barzelletta ma sono tutele del lavoro di chiunque crei qualcosa di originale e unico.

Scrivere o non scrivere


La vecchia scuola, la nuova scuola.
Per chi come me fa parte del mondo dell’editoria sa di cosa sto parlando.
Per chi invece è nuovo dell’argomento lo spiego subito: si tratta del modo in cui uno scrittore sceglie di narrare la sua storia.
La vecchia scuola significa scrivere utilizzando il passato remoto, la nuova scuola predilige invece il presente indicativo.
Al di là dei miei gusti personali, più che di questo secondo me si dovrebbe parlare di scrivere bene o scrivere male.
Ci sono infatti libri che non c’è tecnica narrativa che tenga, sono scritti male e non si riescono a leggere, e libri che invece ti catturano dalla prima riga.

Aforisma #15

Le brave persone non hanno bisogno di leggi che dicano loro di agire responsabilmente, mentre le cattive persone troveranno un modo per aggirare le leggi.
(Platone)




Quando gli autori famosi non hanno idee

Questa è la trama di un romanzo uscito a gennaio 2017:

Sembra un giorno come tanti sul monte del Golgota.
Tre croci si stagliano contro il cielo scuro e ad una di esse è inchiodato un uomo di nome Yeshua che tutti chiamano il Re dei Giudei, il figlio di Yahweh.

Questa è invece la trama di un romanzo di un autore molto conosciuto, uscito in questi giorni e inviatomi dalla casa editrice per essere letto e recensito:

La prima scena di questo straordinario romanzo è impressa nella mente di miliardi di persone in tutto il mondo.
Ci sono tre croci sul monte Golgota, a Gerusalemme, e su quella centrale è inchiodato Jeshua.
Sulla croce, l’insegna con il motivo della sentenza: GESÙ DI NAZARETH RE DEI GIUDEI.

Non è la prima volta che mi succede di trovare trame di libri (e a volte anche contenuti) di autori famosi scopiazzati da opere di autori minori.
Minori non per mancanza di talento ma per mancanza di raccomandazioni, perché in Italia come in tutto il mondo l’editoria delle grandi firme si muove solo per raccomandazioni e non mi stancherò mai dirlo.

Sono stanca di questi giochi, di questo copia e incolla, di questi furti di idee che vanno sempre a discapito di chi non è abbastanza famoso e immanicato e suda sette camicie per ritagliarsi un piccolo posticino nel mondo.
Ecco perché ho rispedito indietro il libro alla casa editrice.
Io sto con gli autori che il loro lavoro se lo sudano.



I beccalibri

Chiacchiere fra amiche, quella cosa che ti puoi permettere quando la tua vita non è assorbita al cento per cento dagli esami universitari.
Si parla di libri e Amelia (ehi, guardate che è un nome fittizio!) salta su affermando che quando legge un libro si dimentica tutto in un paio di giorni.
Trama del libro, nomi dei personaggi, scene, avvenimenti... Nemmeno avesse l’Alzheimer.
Amelia dice che è normale però, sostiene infatti che la mente non può ricordarsi tutto (questo è vero, ma di solito il cervello scarta le cazzate, almeno il mio lo fa) e aggiunge che tutti i lettori non ricordano più nulla di un libro letto.

Partendo da questa conversazione idiota mi sono domandata all’inizio se per caso io sia un’aliena dal momento che mi ricordo benissimo libri che ho letto, film che ho visto, canzoni che ho ascoltato, spettacoli di vario genere e mostre a cui ho assistito.
Poi mi sono detta che forse è Amelia quella che sbaglia, che è il classico prototipo del lettore superficiale.
Come disse Franco Cesati, editore di molti libri fra cui "Il dimenticatoio - dizionario delle parole perdute", Amelia è una beccalibri ovvero un lettore superficiale che non dà importanza ai contenuti, non sa riflettere né creare collegamenti e quindi dimentica in fretta.

È così perché leggere, per chi ancora non lo sapesse, aiuta il cervello a mantenere vive le informazioni che apprendiamo e migliora nel tempo le capacità di linguaggio e quelle cognitive.
Durante il processo di lettura infatti i riflessi mnemonici dell’individuo migliorano e stimolano la creazione di nuove aree.
Leggere inoltre fa sì che anche le malattie come l’Alzheimer vengano tenute lontane.

Allora, per tirare le somme di questo post off topic, posso affermare che chi legge ha un’ottima memoria destinata a perdurare nel tempo mentre chi sostiene di leggere fior di libri per poi dimenticarli...
O è un beccalibri o è il solito classico pallonaro che vuole vantarsi con gli altri ma non ha mai aperto un libro in vita sua.
A voi la scelta, io ho già la mia opinione.



Quando il titolo ammazza il libro


Mi sono rifiutata di leggere un libro, anzi due.
Erano una coppia di romanzi proposti da Amazon di un’autrice mai sentita prima.
Non mi sono interessata di conoscere il genere né la trama di questi libri.
Mi sono rifiutata di leggerli solo per il titolo, che vi mostro nell’immagine postata qui sotto.


No, non è ammissibile nel 2020 che un libro (pubblicato per giunta con una casa editrice a pagamento, mi sono informata) abbia per titolo “Duologia sullo strozzino”.
Chi è più ignorante: l’autrice, il traduttore, il revisore o la casa editrice?
Santo iddio, da che parte devo cominciare?
Partiamo dal minore dei mali, ovvero “sullo strozzino”.
Sullo? Semmai “dello strozzino”.
Non è un “saggio sull’arte illegale dell’essere strozzini nel 2020”, è un romanzo che parla di uno strozzino perciò la scrittrice e l’editore avrebbero dovuto optare per la locuzione “dello strozzino”.

E duologia?
Io vorrei tanto sapere chi è l’ignorante che ha concepito questa parola.
Ho provato a cercare su google e non ho trovato risposta.
Vorrei saperlo giusto per potergli stringere la mano e dirgli che è sul serio un fautore della rovina della lingua italiana.

NON SI DICE DUOLOGIA, SI DICE DILOGIA!

Deriva dal greco, accidenti, leggete anche la definizione della Treccani se non mi credete!


Mi sento quindi in dovere di condividere con tutti (scrittori, recensori, revisori, editori, bookblogger, lettori…) questo utile vademecum:

-DILOGIA: insieme di due opere dello stesso autore che svolgono uno stesso tema.
-TRILOGIA: insieme di tre opere dello stesso autore che svolgono uno stesso tema.
-TETRALOGIA: insieme di quattro opere dello stesso autore che svolgono uno stesso tema. Al limite si può tollerare l’uso del disonorevole ma seppure accettabile termine “quadrilogia” (che non vedrete mai su questo blog).
-PENTALOGIA: insieme di cinque opere dello stesso autore che svolgono uno stesso tema.
-ESALOGIA: insieme di sei opere dello stesso autore che svolgono uno stesso tema.
-SAGA: insieme di opere dello stesso autore che svolgono uno stesso tema.

La selezione degli autori


Vi ricordate il mio post che parlava delle case editrici a pagamento e di quelle self?
Scrivendolo avevo volutamente lasciato un argomento in sospeso perché allora non avevo abbastanza informazioni per poterne parlare.
Così mi sono rivolta al mio vecchio docente di Lettere del liceo, che lavora anche per un importante quotidiano, e insieme abbiamo svolto diverse ricerche riguardo a un problema spinoso: come vengono selezionati gli “autori veri”, quelli che pubblicano con le case editrici “serie” (ovvero a pagamento) ?
Me lo sono chiesta perché c’è un tribolamento di palle su blog e social riguardo alla storia che se non pubblichi con una casa editrice a pagamento non sei nessuno.
Ah no, scusate, molti cretini dicono che chi non pubblica con una casa editrice a pagamento è solo un mentecatto che vuole fare soldi coi libri.
Giusto, perché invece chi pubblica con una casa editrice a pagamento invece non desidera guadagnare, figuriamoci!

Parliamoci chiaro


Ho scoperto, quando ho riaperto i battenti del blog, di aver lasciato un paio di cose in sospeso.
Capita quando si hanno molti pensieri per la testa e soprattutto quando si leggono certi commenti, motivo per cui ho chiuso definitivamente il modulo dei commenti.
Quelle piccole cose lasciate in sospeso le chiarisco qui così siamo a posto.

AAA: libri senza errori cercasi


Appello urgente!
Questo non è un post di segnalazione o recensione, né un off topic.
È una disperata richiesta di aiuto ai revisori.

Oh voi che siete chiamati a rileggere millanta volte i manoscritti, a stilare in maniera spietata la liste degli errori (i refusi non li considero errori, sono piccole sviste che possono capitare a chiunque), che avete il sacro compito di rendere il libro a impatto orrore -1, vi prego fate in modo che io e tutti quei lettori che leggono per passione non debbano più vedere scritte cose come quelle che sto per elencare:

-vado a lavoro
-vado a liceo
-duologia (si scrive e si dice dilogia, è un termine greco in uso da sempre)

Si riaprono i battenti


Rieccomi finalmente nella blogsfera!
Scusate la mia lunga assenza ma sono stata molto impegnata e non potevo gestire i miei blog, quindi avevo saggiamente deciso di metterli in pausa.
In questo periodo ho riflettuto parecchio sulle letture fatte, sulla mia attività di recensore (che è antecedente l’apertura dei blog) e da questa riflessione è nato un vademecum di cose che non vorrei più trovare nei libri:

1)Non voglio più trovare errori grammaticali e sintattici.
Il refuso ci può stare, anche se non è molto simpatico è comunque passabile, in fondo un team editoriale è composto da persone e non da macchine.
Invito quindi tutti quegli scrittori che pensano di non aver bisogno di niente e nessuno di rivolgersi invece a un ottimo revisore, così ci risparmiamo accenti sbagliati, apostrofi sbagliati, punteggiatura alla cavolo e frasi come “scagliò la zampa” e “vado a lavoro”.

Non parlate, ma fate...


Non si sta facendo abbastanza per l’ambiente.
Non serve che lo dica Greta Tunberg, basta aprire un po’ gli occhi per capire che il nostro mondo (per ora l’unico abitabile nella mini porzione di universo che conosciamo) sta andando a rotoli.
Inquinamento, riscaldamento globale, cibi pieni di antibiotici e ancora tanto ma tanto male che questa Terra non riesce più a sopportare.
E fra le cose che non vanno bene c’è anche il male che proviene dalla carta.

La carta? Sì, proprio lei: la carta utilizzata per produrre libri e giornali.
Questo tipo di carta rappresenta l’80% di carta che viene immessa e utilizzata sul mercato, può essere vergine oppure riciclata.
Entrambe inquinano, è ormai risaputo, e uccidono tonnellate di alberi.
C’è l’inquinamento prodotto dal cloro (sbiancante usato per la carta vergine), dal mercurio e dall’ossigeno (utilizzati per sbiancare la carta riciclata).
C’è la carta colorata che è cancerogena ma viene lo stesso mescolata a quella bianca nel riciclo, producendo così anche gravi pericoli per la salute.
Poi bisogna calcolare l’uso di inchiostri a base di piombo o altri metalli dannosi, perché l’inchiostro ad acqua esiste ma le aziende non lo utilizzano perché ha un certo costo.

Eppure...
Eppure moltissimi lettori, io parlo dell’Italia, sono ostinati nel comprare solo libri di carta.
Motivo?
Dicono che la carta profumi, che sia bello toccarla, che solo un libro di carta ti dà la sensazione di possedere un libro.
E poi sono le stesse persone che gestiscono la loro vita sul cellulare, sul tablet, fra cloud e social.
Quindi si possono digitalizzare tutti i contenuti eccetto i libri?
Ma chi vogliamo prendere in giro!
Il problema è uno solo: noi italiani siamo gente strana, a volte siamo così scemi che persino la scemenza si vergogna di noi.
La verità è che è stato eretto un tabù, un muro di bugie intorno al mondo dei libri digitali e solo pochissime persone vanno oltre esso.

Volete sapere perché è meglio preferire un e-reader e quindi gli epub?
Ecco qui una serie di motivi a prova di bomba, e chi non vuole capire... beh, concludete voi.

1-L’epub è ecologico.

2-Ricaricare un e-reader ha un dispendio di corrente due volte inferiore a una ricarica di un telefono cellulare.

3-Gli epub sono subito a disposizione del lettore. Se si cambia e-reader sono conservati in una cloud e si possono scaricare di nuovo senza problemi.

4-Un epub può essere letto anche su un pc, un cellulare o un tablet.

5-Grazie al paziente lavoro di molti studenti e professori, tanti libri e classici “dimenticati” ora si trovano in formato epub e sono alla portata di tutti.

6-L’e-reader si porta ovunque.

7-Con un e-reader si può leggere ovunque senza disturbare.

8-Gli ebook non occupano spazio, non prendono polvere, non ingialliscono.

9-Gli ebook costano meno dei cartacei.

10-Gli ebook aiutano dislessici, ipovedenti ed epilettici.

11-Su un e-reader si possono caricare anche giornali, mappe, fumetti, documenti.

Dite poco?




No alla pirateria


Quanti libri vengono piratati ogni anno? Ve lo siete mai chiesti?
No, credo di no perché in genere quando si parla di pirateria virtuale ci si riferisce ai film, alle serie tv, ai programmi per pc e ai brani musicali.
Ai libri non pensa quasi nessuno, complice anche il fatto che in Italia ormai leggere dei buoni libri è diventata un’attività per poche persone intelligenti.

Ogni anno vengono piratati migliaia di libri: dalle case editrici alle noeap, fino ad arrivare alle case self e addirittura alle piattaforme di distribuzione. Non c’è scampo per nessuno.
Si piratano libri vecchi (considerati quindi senza diritti d’autore, anche se la questione è tutta da dimostrare) e nuovi, famosi e non famosi, di qualsiasi genere.
Questi libri vengono poi inseriti in siti dove si pirata di tutto e messi a disposizione del pubblico, a volte gratis e a volte a pagamento.
La giustificazione di questo comportamento scorretto non è una sola, purtroppo.
C’è chi sostiene che il copyright non deve esistere, chi dice che i libri costano troppo, chi invece sostiene che la pirateria aumenti la vendita dei libri che vengono piratati.

Personalmente sono contraria alla pirateria, di qualsiasi tipo e in special modo (visto che qui parliamo di libri) di quella editoriale perché lede gli autori, le case editrici, i negozi e soprattutto non rispetta il lavoro che c’è alle spalle della creazione di un libro.
È un furto non solo di denaro ma anche di idee, poiché a chi ha creato il tal libro non viene riconosciuto alcun merito.

“È fondamentale che l’autore possa ricevere un guadagno dal proprio lavoro ed è importante che si senta protetto da dall’editore presso il quale pubblica.
A sua volta l’editore paga i diritti all’autore e si fa mediatore con il pubblico, ha il compito di fare in modo che il testo sia corretto, che nel caso di un’inchiesta quanto scritto sia vagliato, e che la documentazione in possesso dell’autore sia verificata e autentica.
Il libro ha un costo, dato dalla stampa e dal lavoro dello scrittore e dell’editore: questo è il motivo per cui viene riconosciuto il diritto d’autore. Sono aspetti da riconoscere e valorizzare, perché dietro c’è il lavoro di creazione dello scrittore, redazionale e di valorizzazione commerciale da parte dell’editore.
Chi si reca in libreria deve capire che dietro il libro c’è un lavoro che ha un prezzo.”

Chiedetevi quindi se vale davvero la pena di scaricare un libro piratato e quando volete lamentarvi del costo dei libri domandatevi perché siete disposti a spendere mille euro per un cellulare nuovo e non venti per un libro di carta o cinque per un libro digitale.




In & Out #1

Buongiorno amici, quest’anno ho deciso di inaugurare una nuova rubrica: In & Out.
È una semplice classifica composta da sei libri che ho letto (ma non recensito né segnalato) e che inserirò nella lista dei libri In oppure di quelli Out allegandovi una breve considerazione.


LIBRI IN





1-“Il sonno del mattino” di Robert Harris: un romanzo che fa sognare.

2-“Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina” di Fannie Flagg: una bella favola moderna.

3-“Instinct” di James Patterson: emozionante.


LIBRI OUT





1-“La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante: non ci siamo proprio.

2-“Prima che tu venga al mondo” di Massimo Gramellini: noioso, scontato.

3-“Ti regalo le stelle” di Jojo Moyes: prevedibile.

I tuttologi dell'editoria


Sempre più spesso si parla o per meglio dire si sparla a sproposito di editoria. 
Gli opinionisti tuttologi si sprecano ad elargire consigli su cosa si dovrebbe o non si dovrebbe fare in questo campo con articoli e post.
Nel mondo del web leggo, per interesse e anche per lavoro (vorrei ricordare a chi non conosce questo blog, che io collaboro con giornali e case editrici da un po' di tempo) di persone che si occupano di editoria ma non sono scrittori (di libri, non di testi teatrali o di racconti per giornali), non sono recensori, non sono critici letterari, non sono librai, non sono revisori, non sono correttori di bozze, non sono editori.
Che cosa sono, allora?
Persone che non hanno un bel niente da fare tutto il giorno, “aspiranti novellisti” con il libro “in canna” da anni, idealisti della filosofia “ah il profumo della carta” (segue invettiva “pseudo morale” contro gli ebook e gli scrittori, editori e negozi che li promuovono), ignoranti tout court del mondo editoriale e delle sue sfaccettature.

Sono persone che non sanno quanto deve essere lunga una riga per essere leggibile, non sanno cosa sono le saccadi, non studiano la microtipografia, non hanno idea di cosa sia la differenza tra righe corte e righe lunghe, non sanno perché si giustifica (giustifica qui non significa scusarsi, nota per persone ignoranti), non sanno perché ancora oggi, dopo 500 anni dall’invenzione di Gutenberg, si stampano ancora i libri con i classici caratteri Garamond, Times New Roman, i Sans Serif o il Calibri.
Gente che suppone che le carte per la stampa siano tutte uguali, gente che non conosce la grammatura dei libri, la differenza tra carte spessorate, patinate, con lignina, cotone, carte FSC, il grado di bianco.
Gente che non sa cosa sia la brossura normale, la brossura fresata, la differenza fra copertina opaca e lucida.
Gente che pensa che gli epub e le case editrici self siano un’invenzione per prendere in giro le “persone oneste”, e che crede che i dispositivi e-reader siano un prodotto dei Figli di Satana.

Persone che credono che recensire un libro sia un gioco, qualcosa di poco serio, che insinuano che dietro una recensione ci debba necessariamente essere un accordo autore-revisore o un pagamento, che le recensioni sono una forma di leccaculismo e “promozione di autori falsi che non sanno scrivere i libri”.
Persone convinte che l’editoria sia tutta una bella burla e che chi ci lavora dentro, dallo scrittore fino al libraio passando per editori, revisori, grafici, stampatori, agenti letterari, traduttori, correttori di bozze (e tanto altro ancora) siano tutte persone che del mondo non sanno nulla.

A queste persone dico di evitare di scrivere di editoria, anzi di evitare di scrivere proprio.
Tanto tutto ciò che scrivono è un po’ come certi racconti che si leggono su quegli insulsi giornaletti che si trovano nelle edicole (quelli come il vecchio Cioè) o quei settimanali per signore annoiate, che spacciano per “storie vere” i racconti pubblicati, che a leggerli se ne riconosce immediatamente la totale inconsistenza.




Aforisma #15


Sono molto meravigliato di sapere che c’è gente che non ha mai visto uno gnomo, non posso fare a meno di provare compassione per costoro. Qualcosa non va. La loro vista non funziona bene.
(Axel Munthe)




Aforisma #14


Un grano di mais ha sempre torto davanti a una gallina.
(Proverbio africano)

Chi vuole avere ragione cerca sempre di avere l’ultima parola. Chi ha davvero ragione ha smesso di parlare da un pezzo.
(Anonimo)